Lupus in fabula

wolf%27s-rainStorie, racconti e amenità varie di Ugo Tartarugo

Questa volta entro nella tana del lupo. Povero me. proverò a parlare di alcuni dei detti latini più usati. Per questo mi sento come se entrassi nella tane del lupo considerando che molti di voi che leggete siete ferratissimi in latino. Siate indulgenti. Abbiate pietà del povero tapino che vi diletta con le sue facezie e non lapidatemi con le vostre recensioni.
Ho parlato troppo difficile, lo so. Me lo hanno sempre detto:- «Leggere troppo “La settimana enigmistica”…fa male alla salute mentale. Si finisce con dire o scrivere cose incomprensibili. Faccio ammenda. Forse è meglio se faccio merenda.
In ogni caso ci provo a raccontarvi di alcuni dei più, ma anche dei meno usati detti latini.
Visto che ho cominciato citando la tana del lupo, parto con un detto in sintonia.
Lupus in fabula, ossia Il lupo nella favella.
L’espressione è riferita alla frequenza del lupo nelle favole esopiane da cui la traduzione usuale ma inesatta “il lupo nella favola”. In realtà si trova in Terenzio, «Adelphoe», in forma diversa in Plauto, «Stichus»: Atque eccum tibi lupum in sermone; e Cicerone, «Ad Atticum»: De Varrone loquebarum: lupus in fabula venit enim ad me.
Comunque si dice di persona che appare improvvisamente ed era argomento della conversazione; allora tutti tacciono per disagio, proprio come nelle favole, all’apparire del lupo, si stava zitti per paura.
Virgilio nelle «Carmina bucolica» allude alla credenza che chi sia visto per primo dal lupo perda la voce: Vox quoque Moerim iam fugit ipsa: lupi Moerim videre priores, “Anche l stessa voce ha fuggito Meri: i lupi hanno visto Meri per primo”.

Oggi si usa molto l’espressione «Parli del diavolo e spuntano le corna».

Per seconda una delle parole più usate.
Salve, ovvero Sta sano, salute a te.
Dal verbo SALVÈRE, “STAR BENE”. Parola di augurio e di saluto. Nell’antica Roma i clientes andavano ogni giorno a casa del patrono per porgere il salve rituale o salutatio matutina.

Non c’è due senza tre e per finire…
Monitor, cioè Che avvisa.
Nell’universo latino il monitor era il consigliere, il suggeritore; nel linguaggio televisivo indica l’apparecchio che controlla l’andamento di una trasmissione o che sincronizza ciò che viene detto con quanto si rappresenta in immagini.
Questa latinissima forma è arrivata fino a noi attraverso l’inglese.

Con questo chiudo.

Alla prossima.

Ugo Tartarugo

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