Capodanno pisano

Storie, racconti e amenità varie di Ugo Tartarugo

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Ogni tanto, non sempre, le feste vanno rispettate. Anche solo per non essere sempre bastian contrari.

Allora come non si può non parlare del “Capodanno pisano”.

Questo per non dire che me lo ha ordinato Giccì. Quando il capo ordina bisogna obbedire, non si scappa.

 

Vivo a Pisa dal 1983 e la prima volta che ho sentito parlare del “Capodanno pisano” è stato durante l’avvicinarsi del grande evento di fine secolo XX: l’inizio del nuovo millennio, ovvero del secolo XXI. Quasi 20 anni dopo. Tralasciamo la questione del “se fosse giusto celebrare l’inizio del millennio l’1 Gennaio del 2000”. Per qualcuno l’anno 2000 era ancora parte del XX secolo e quindi l’inizio del nuovo millennio era da considerarsi l’1 Gennaio 2001. Sono passati più di 3 lustri e, ormai, non gliene frega più niente a nessuno. Fossero tutti questi i problemi.

In occasione dell’avvicinarsi del 2000, dicevo, qualcuno ha rispolverato il “Capodanno pisano”,  facendo notare che mentre tutto il mondo, quello che usa il calendario cristiano, aspettava con trepidazione il 31 Dicembre per festeggiare il nuovo millennio, a Pisa lo avrebbero festeggiato con 9 mesi e 7 giorni di anticipo.

La cosa fu accolta con scetticismo della serie “Ma guarda cosa si vanno a inventare per attirare i turisti”. Almeno io l’ho pensata così. Mi sono informato presso amici e mi hanno brevemente spiegato che tutto era dovuto alla data del concepimento di Gesù o qualcosa di simile.

Non mi sono più interessato della cosa e vivevo come prima.

Fino a quando Giccì mi ha “consigliato” di scrivere qualcosa a riguardo. Mi sono dovuto documentare, come è faticoso leggere, non ne avete idea. Però non è stato del tutto noioso. Ecco cosa ho scoperto.

Tutto dipende dal “calendario pisano”.

 

Il cosiddetto calendario pisano, o stile dell’Incarnazione al modo pisano, o ancora semplicemente stile pisano, era un particolare tipo di calendario in uso a Pisa e in altre zone dell’attuale Toscana – per questo detto anche calendario toscano – fino alla metà del XVIII secolo, che faceva iniziare l’anno il giorno 25 Marzo  (festa dell’annunciazione della Vergine Maria secondo il calendario liturgico), anticipandone di nove mesi e sette giorni l’inizio rispetto allo “stile moderno” o “stile della Circoncisione”, ancor oggi in uso, che indica il giorno 1° Gennaio come primo giorno dell’anno.

 

Perché l’anno inizia il 1° Gennaio?

 

Il primo giorno dell’anno, nel calendario gregoriano oggi in vigore nella maggior parte del mondo, è il 1° Gennaio. Questa convenzione, che ebbe origine col calendario giuliano in epoca romano, non vale per numerosi altri calendari utilizzati in Europa e nel mondo in passato, né nei calendari di derivazione non romana (per esempio in quello islamico).

 

Caio Giulio  Cesare nel promulgare il calendario giuliano, stabilì che l’anno iniziasse il1° Gennaio, anziché il 1° Marzo come era stato fino a quel momento. Questa convenzione rimase valida finché durò l’Impero romano durante il Medioevo invece ogni stato e ogni città aveva un proprio “stile di datazione” tradizionalmente utilizzato, con date differenti di computo dell’inizio dell’anno (da qui il calendario pisano). In epoca moderna, a partire dalla promulgazione del calendario gregoriano (1582), si ritornò progressivamente alla data del 1º Gennaio, oggi adottata universalmente. Chiamato “stile moderno” o “stile della Circoncisione”

 

Lo stile moderno riprende lo stile usato a partire dal II secolo a. C. dai romani. Il primo giorno dell’anno è il 1º Gennaio. Quando fu adottato dal calendario cristiano fu ribattezzato con il nome di stile della circoncisione, presumendo che questa fosse la data della circoncisione di Gesù (circonciso, secondo la legge ebraica, l’ottavo giorno dalla nascita: il 1º Gennaio è appunto l’ottavo giorno dal Natale).

 

Il primo documento datato in stile pisano (abbreviato s.p.) risale al 985. Questo calendario durò fino al 20 novembre 1749, giorno in cui il Granduca di Toscana Francesco I di Lorena ordinò che in tutti gli Stati toscani il primo giorno del Gennaio seguente avesse inizio l’anno 1750. Quindi lo Stato Pisano, formato grosso modo dalle attuali Province di Pisa e di Livorno, si uniformò all’uso del calendario gregoriano come il resto della Toscana.

L’inizio dell’Anno Pisano è scandito da un orologio solare. Nel Duomo un raggio di sole entrava da una finestra detta Aurea colpendo una zona prossima all’altare maggiore a mezzogiorno in punto. Col tempo tale orologio è venuto meno a causa delle pesanti modifiche del XVII secolo. Il meccanismo solare fu ripristinato in seguito tra il XIX e il XX secolo, sfruttando una differente finestra e stabilendo come bersaglio una mensolina a forma di uovo, simbolo di vita, di nascita, posta sul pilastro accanto a dove fu riassemblato il pergamo di Giovanni Pisano nel 1926. L’orologio solare risulta falsato per moltissimi motivi, tra cui la non corrispondenza del mezzogiorno solare con quello dato dall’orologio, e l’incidenza del raggio non più perpendicolare, ma di sbieco, tuttavia oggi il Capodanno è sentito non più come data ufficiale, ma come commemorazione storica. Si è perso invece quasi del tutto il senso religioso che aveva in precedenza.

 

Il nuovo Anno Pisano non comincia sotto i migliori auspici se le nuvole, durante o dopo tale ora, impediscono al sole di entrare in Cattedrale…

 

Negli anni ’80 del Novecento si tornò a parlare di questa festa alfea ed oggi il Capodanno Pisano è sempre più atteso e festeggiato, con numerose iniziative culturali che precedono e seguono la data del 25 marzo, ed anche conviviali con il tradizionale Cenone di San Romolo del 24 marzo (l’equivalente di San Silvestro…) a base di ricette tipiche pisane nei ristoranti della Città.

 

La Festa è preceduta da un corteo storico che, composto da rappresentanti dell’antica Repubblica Marinara, delle due Parti divise in Magistrature, di vari gruppi storici, di associazioni ed istituzioni di Pisa e provincia, si snoda per le vie della Città ed entra in Duomo al suono di tamburi e chiarine. Alla Madonna di Sotto gli Organi, immagine veneratissima da secoli, sono offerti ceri, olio votivo e fiori (la Giunchiglia, ossia il narciso, fiore tipico del periodo, simboleggiante il risveglio della Natura dopo i rigori dell’inverno e quindi benaugurante per il nuovo anno).

 

Come detto, negli ultimi anni la festa è stata enfatizzata a Pisa e dintorni, tramite l’organizzazione di mostre, eventi e spettacoli di vario genere, che culminano la notte prima del Capodanno con il classico spettacolo dei fuochi d’artificio, sparati dalle imbarcazioni sull’Arno.

 

Per quanto riguarda quest’anno il calendario delle celebrazioni legate al capodanno è iniziato già dai primi di Marzo e proseguirà fino ai primi di Aprile.

 

Non vi sto a dare tutte le date e le iniziative. Potete trovarle facilmente facendo una ricerca su internet.

 

Per finire con 9 mesi e 7 giorni di anticipo vi auguro…Buon 2018.

 

Ugo Tartarugo

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