PASQUA. RACCONTA UGO TARTARUGO

Quando si dice “Una tantum” e poi diventa una regola.

Dopo il “capodanno pisano” mi tocca scrivere anche della Pasqua. Anche questa volta obbedisco al dovere e… agli ordini di Giccì.

Se per il “capodanno pisano” avevo l’alibi di non sapere niente per documentarmi, lo stesso non potevo dirlo per la Pasqua. A volte però si danno per scontate troppe cose e per sicurezza ho voluto controllare lo stesso e documentarmi su una delle due feste più importanti del calendario. L’altra, ovviamente, è il Natale. Non a caso si dice “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. A parte l’altro detto “L’epifania tutte le feste porta via” non ho conoscenza di altri detti o proverbi sulle festività.

Se la documentazione sul “capodanno pisano” è stata un po’ impegnativa quella sulla Pasqua è stata un’impresa titanica.

Tornando al detto su Natale e Pasqua, sembra che dia più importanza al Natale. Invece nel calendario delle festività liturgiche la Pasqua è più importante del Natale.

Importante al punto da richiedere la necessità di un calendario il più possibile preciso per il calcolo della festività pasquale, la Pasqua è una festa “Mobile”cade in giorni diversi ogni anno. Questa necessità ha portato alla scoperta degli errori del calendario giuliano, e alla sua correzione col calendario gregoriano. L’errore del calendario giuliano è stato scoperto mentre si calcolava la data della Pasqua.

Non vi sto a parlare di come si calcola la data, un lavoro complicatissimo che se volete potete trovare su un qualunque sito internet.

Parlerò delle cose essenziali.

Ci sono tre tipi di Pasqua: La Pasqua ebraica chiamata Pesach (pasa’, in aramaico), la Pasqua cristiana per quelli che seguono il calendario gregoriano (cattolici e protestanti) e la Pasqua per i cristiani che seguono il calendario giuliano (ortodossi).

La Pasqua celebra, secondo tutte le confessioni cristiane, la resurrezione di Gesù, che avvenne nel terzo giorno dalla sua morte in croce, come riportato dalle Scritture. La differenza tra cattolici protestanti e ortodossi sta nel diverso calendario usato per calcolarla, gregoriano i cattolici e protestanti, giuliano gli ortodossi.

La Pasqua cristiana presenta importanti legami ma anche significative differenze con la Pasqua ebraica. Per questo è necessario parlarne.

La parola ebraica pesach significa “passare oltre”, “tralasciare”, e deriva dal racconto della decima piaga, nella quale il Signore vide il sangue dell’agnello sulle porte delle case di Israele e “passò oltre”, colpendo solo i primogeniti maschi degli egiziani, compreso il figlio del faraone (Esodo, 12,21-34). La Pesach indica quindi la liberazione di Israele dalla schiavitù sotto gli egiziani e l’inizio di una nuova libertà con Dio verso la terra promessa. Gli ebrei che vivono entro i confini di Israele celebrano la Pasqua in sette giorni. Durante la festa un ebreo ortodosso deve astenersi dal consumare pane lievitato e sostituirlo con il pane azzimo, come quello che consumò il popolo ebraico durante la fuga dall’Egitto; per questo motivo la Pasqua ebraica è detta anche ‘festa degli azzimi’. La tradizione ebraica ortodossa prescrive inoltre che, durante la Pasqua, i pasti siano preparati e serviti usando stoviglie riservate strettamente a questa ricorrenza.

Con il cristianesimo la Pasqua ha acquisito un nuovo significato, indicando il passaggio da morte a vita per Gesù Cristo e il passaggio a vita nuova per i cristiani, liberati dal peccato con il sacrificio sulla croce e chiamati a risorgere con Gesù. La Pasqua cristiana è quindi la chiave interpretativa della nuova alleanza, concentrando in sé il significato del mistero messianico di Gesù e collegandolo alla Pesach dell’Esodo.

Perciò, la Pasqua cristiana è detta Pasqua di risurrezione, mentre quella ebraica è Pasqua di liberazione dalla schiavitù d’Egitto. Quest’ultimo significato si ricava leggendo uno dei più importanti pensatori ebraici: Filone d’Alessandria scrive che la Pasqua è il ricordo e il ringraziamento a Dio per il passaggio del Mar Rosso, ma che ha anche il significato allegorico di purificazione dell’anima. La Pasqua ebraica può essere intesa anche come attesa per il Messia, come ad esempio attesta il Targum Exodi, che descrive la notte di Pasqua come il ricordo delle quattro notti iscritte nel libro delle memorie: la creazione, il sacrificio di Isacco, il Passaggio del Mar Rosso e infine la venuta del Messia e la fine del mondo.

Cerco di farla il più semplice possibile e spero di riuscirci.

Come si calcola il giorno di Pasqua. Cominciamo con la Pasqua ebraica.

Viene celebrata al tramonto del giorno 14 del mese di Nisan del calendario ebraico, come prescrive la Bibbia (Esodo 12,1-18). Ogni mese di tale calendario ha inizio con la luna nuova e il quindicesimo giorno coincide con il plenilunio. Si tratta, però, di un calendario lunisolare, quindi la lunazione che corrisponde al mese di Nisan, il primo dell’anno, è determinata anche dall’eventuale inserimento di un mese embolismico nell’anno lunare precedente. Ciò è stato fonte di incertezze sino all’adozione del ciclo metonico in data incerta successiva al 359 d.C.

Il 14 del mese di Nisan dovrebbe corrispondere sempre al primo plenilunio successivo all’equinozio di primavera (21 Marzo); ma poiché l’anno ebraico medio è di circa 6 minuti e mezzo più lungo rispetto all’anno tropico, nel corso dei secoli si sono accumulati alcuni giorni di ritardo nella definizione convenzionale del plenilunio.

Attualmente quindi la Pasqua ebraica cade sempre tra il 26 Marzo (nel XXI secolo è avvenuto nel 2013 e avverrà nel 2089) e il 25 Aprile (nel 2043 e 2062) del calendario gregoriano; questo intervallo di date però si sposta lentamente sempre più in avanti (circa 1 giorno ogni due secoli).

Inoltre per una regola del calendario ebraico l’anno può cominciare solo di lunedì, martedì, giovedì o sabato (se la luna nuova cade in uno dei giorni vietati il capodanno si sposta al giorno successivo), e poiché la Pasqua cade esattamente dopo due settimane anch’essa è celebrata in questi stessi giorni.

La Pasqua cristiana invece:

Nel calendario gregoriano, le date della Pasqua si ripetono secondo un ciclo che dura 5 milioni e 700 000 anni. La data più frequente è il 19 Aprile, la meno frequente il 22 Marzo.

Il calcolo della data della Pasqua cristiana segue approssimativamente quello della Pasqua ebraica, ma se ne discosta per due motivi: il primo è che essa si festeggia sempre di domenica, giorno della resurrezione di Gesù, ma giorno proibito per la Pasqua ebraica, il secondo è che per il calcolo convenzionale del plenilunio non viene usato il calendario ebraico (codificato da Maimonide nel XII secolo), ma il calendario lunisolare ecclesiastico.

Il principio-regola che fissa la data della Pasqua cristiana fu stabilito a seguito del Concilio di Nicea (325): la Pasqua cade la domenica successiva alla prima luna piena di primavera (all’epoca dei primi computi l’equinozio cadeva il 21 marzo, che pertanto divenne la data di riferimento).

Di conseguenza essa è sempre compresa nel periodo dal 22 Marzo al 25 Aprile. Supponendo infatti che il primo plenilunio di primavera si verifichi il giorno dell’equinozio stesso (21 marzo) e sia un sabato, allora Pasqua si avrà il giorno immediatamente successivo, ovvero il 22 marzo. Qualora invece il plenilunio si verificasse il 20 Marzo, bisognerà aspettare il plenilunio successivo (dopo 29 giorni), arrivando quindi al 18 aprile. Se infine questo giorno fosse una domenica, occorrerà fissare la data della Pasqua alla domenica ancora successiva, ovvero al 25 aprile.

Come già detto la data è calcolata utilizzando il calendario giuliano dagli ortodossi, quello gregoriano da protestanti e cattolici. Si noti che utilizzando il calendario giuliano, l’intervallo di date corrispondente nel calendario gregoriano va (nel XX e XXI secolo) dal 4 Aprile all’8 Maggio.

Per questo le celebrazioni cattoliche e protestanti spesso differiscono da quelle ortodosse. Alcune volte coincidono. Quest’anno, 2017, è una delle volte in cui coincidono.

Nel giugno 2015 papa Francesco ha annunciato la disponibilità della chiesa cattolica a rivedere le regole per la determinazione della data della Pasqua per celebrarla tutti nello stesso giorno.

Nel Consiglio ecumenico delle Chiese del 1997è stata proposto di far coincidere le due date ma la riforma non ha avuto seguito.

Ora alcuni simboli classici delle festività pasquali.

Primo fra tutti l’uovo di Pasqua.

A Pasqua c’è l’abitudine di regalare uova di cioccolata. In realtà quest’abitudine è nata con il tempo, ma all’inizio si regalavano uova vere, con il guscio colorato, col significato di rinascita e che la vita ricomincia.

In alcune regioni d’Italia si usa mettere nell’impasto dei dolci pasquali uova vere, con tutto il guscio, che nel forno cuociono.

Insieme con l’uovo c’è la “colomba pasquale”. Dolce milanese lanciato sul mercato dalla “Motta” alla metà del ‘900. La sua origine viene fatta risalire ai longobardi. Ci sono varie leggende che riguardano la sua nascita. L’elemento comune è che la colomba simboleggia la pace.

Il coniglio pasquale (in inglese Easter Bunny, in tedesco Osterhase), conosciuto anche come coniglio di primavera, coniglietto pasquale o coniglio di pasqua nei paesi di lingua tedesca e negli Stati Uniti, è un coniglio fantastico che lascia doni per i bambini a Pasqua (o in primavera). Ha origine nelle culture dell’Europa occidentale, dove ha sembianze più simili ad una lepre che ad un coniglio. La lepre, animale particolarmente prolifico e le cui scatenate danze amorose si possono vedere nei prati proprio agli inizi della primavera, era nell’antica cultura europea un simbolo di questo periodo dell’anno, incentrato sulla rinascita della natura e sulla fertilità, il quale poi, con l’avvento del cristianesimo, venne più o meno a coincidere con la festività della Pasqua.

Sebbene l’usanza del coniglietto pasquale non sia tradizionale in Italia, negli ultimi anni alcune case dolciarie hanno cominciato a proporre coniglietti di cioccolata (o anche peluche a forma di coniglietto) in alternativa o abbinati alle tradizionali uova di cioccolato. Nel 2015 è stata lanciata una versione “localizzata” della “caccia alle uova pasquali” (popolare all’estero) a Roma, Milano, Napoli e Torino con protagonista un coniglio chiamato, per l’appunto, “Pasquale”.

La tradizione dell’agnello nasce seguendo la tradizione della Pasqua ebraica.

Il giorno di Pasqua e per tutta la Settimana Santa che lo precede, in tutt’Italia, si svolgono varie celebrazioni e feste. Ogni paese, dal più piccolo alla grande città ha la sua. Nominarle tutte è impossibile, nominarne alcune farebbe torto alle altre. L’unica è cercarle su internet. Verrete sommersi. Non ne parliamo se allargate la ricerca ad altre nazioni.

Anche per quando riguarda i dolci e i piatti tipici pasquali ogni regione e città ha le sue tradizioni. Ho citato quelli più a carattere nazionale.

Altra festa importante è il lunedì di Pasqua.

Il lunedì dell’Angelo (detto anche lunedì di Pasqua, informalmente Pasquetta, e, nel calendario liturgico cattolico, lunedì dell’Ottava di Pasqua) è il giorno dopo la Pasqua.

Prende il nome dal fatto che in questo giorno si ricorda l’incontro dell’angelo con le donne giunte al sepolcro. Popolarmente si usa maggiormente il termine Pasquetta.

Il Vangelo racconta che Maria di Magdala, Maria madre di Giacomo e Giuseppe, e Salomè andarono al sepolcro, dove Gesù era stato sepolto, con degli olii aromatici per imbalsamare il corpo di Gesù. Vi trovarono il grande masso che chiudeva l’accesso alla tomba spostato; le tre donne erano smarrite e preoccupate e cercavano di capire cosa fosse successo, quando apparve loro un angelo che disse: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui! È risorto come aveva detto; venite a vedere il luogo dove era deposto” (Mc 16,1-7). E aggiunse: “Ora andate ad annunciare questa notizia agli Apostoli”, ed esse si precipitarono a raccontare l’accaduto agli altri.

La tradizione ha spostato questi fatti dalla mattina di Pasqua al giorno successivo (lunedì), forse perché i Vangeli indicano “il giorno dopo la Pasqua”, anche se evidentemente quella a cui si allude è la Pasqua ebraica, che cadeva di sabato.

Il lunedì di Pasqua è stato introdotto dallo Stato italiano come festività civile nel dopoguerra ed è festivo in diversi Paesi; il suo scopo è di allungare la festa della Pasqua, analogamente al 26 Dicembre, indomani di Natale, o al Lunedì di Pentecoste, giorno festivo in Alto Adige e quasi in tutta Europa.

Il lunedì dell’Angelo, in Italia, è un giorno di festa che generalmente si trascorre insieme con parenti o amici con una tradizionale gita o scampagnata, pic-nic sull’erba e attività all’aperto. Questa tradizione trova le sue origini nel desiderio di ricordare i discepoli diretti ad Emmaus. Infatti, lo stesso giorno della Resurrezione, Gesù appare a due discepoli in cammino verso Emmaus a pochi chilometri da Gerusalemme: per ricordare quel viaggio dei due discepoli si trascorrerebbe, dunque, il giorno di Pasquetta facendo una passeggiata o una scampagnata “fuori le mura” o “fuori porta”.

Se siete arrivati fin qui vi auguro Buona Pasqua.

Ugo Tartarugoeaster-traditions1

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