Nomi di luoghi o case nati per degli equivoci di comunicazione

Storie, racconti e amenità varie di Ugo Tartarugo

     Questa volta vi parlo di alcuni nomi di luoghi o case nati per degli equivoci di comunicazione, alcuni casi, o perché l’espressione usata la prima volta ha avuto successo. Nel caso degli equivoci se volete si può anche dire che sono nati per un’arroganza nel pensare che tutti parlano, e capiscono, la lingua con la quale ci si esprime.

Comincerò col nome della penisola dello Yucátan in Messico.

La fonte è “I maya” di Ann e Myron Sutton, Vallecchi Firenze 1974.

“Forse un marinaio di Colombo aveva per primo scoperto lo Yucátan, che gli stessi maya chiamavano uluumil cutz yetel ceh «paese del tacchino e del daino». Quando gli Spagnoli domandarono il nome del loro paese, non capirono la domanda e risposero «Ci uthan», letteralmente «così dite voi», forse intendendo invece: «che cosa dite?». Gli Spagnoli interpretarono quei suoni come il nome della regione e nel corso degli anni esso diventò ‘Yucátan’.

La seconda parola è “Nemez”. In russo significa “tedesco”.

Anticamente gli slavi erano convinti che tutti parlassero slavo. Quando si trovarono di fronte ai germani non capivano cosa dicevano. Invece di realizzare che potevano esserci altre lingue al mondo, conclusero che quel popolo, del quale non capivano il modo di parlare, parlava slavo ma loro non lo capivano. Questo perché erano privi di lingua. Per motivi che ignoravano: forse nati senza o perché gli era stata tagliata. Per questo parlavano, slavo, in modo incomprensibile. Difatti la parola “Nemez” significa “senza lingua”.

La terza è Àrista.

L’àrista è il nome toscano della lombata, sulla schiena, di maiale con l’osso, cotta al forno. Si tratta di una specialità della cucina toscana.

Come nasce il nome.

Durante il concilio di Firenze del 1439 venne servito questo pezzo del maiale arrostito, che aveva un altro nome. Sembra che i commensali greci abbiano apprezzato molto questo tipo di carne. Tanto fa fargli esclamare continuamente: “Aristos! aristos!” Che dovrebbe significare “Che buona!” o “Ottima!” Da quel giorno quel particolare tipo di carne ha preso il nome di Àrista.

A onor del vero questa versione viene contestata. Si afferma che il nome “Àrista” era già usato nei servizi di mensa dei priori fiorentini del ‘300.

Per quanto mi riguarda penso che questa versione, vera o falsa, è più divertente.

Ci sono molte altre parole nate da equivoci o da parole o frasi casuali. In seguito queste parole o frasi hanno fatto storia. Ve ne ho presentate tre.

Se volete potete raccontarmi di alcune di queste parole che conoscete. Non solo in italiano ma anche in altre lingue. Grazie.

Ugo Tartarugo

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