I fari di tutto il mondo

Storie, racconti e amenità varie di Ugo Tartarugo.

Questa volta rendo omaggio ad un’altra amica e alla sua passione: i fari. Non a caso il simbolo del CILT è un faro.

Cominciamo dalla genesi di questa costruzione. Perché si chiama faro?

Il nome faro deriva dall’isola di Pharos di fronte ad Alessandria d’Egitto, dove nel III secolo a.C. era stata costruita una torre sulla quale ardeva costantemente un gran fuoco.

Serviva a segnalare la posizione del porto di Alessandria, e a guidare le navi in una rotta che evitava loro di arenarsi sui banchi di sabbia sommersi. Abbondanti davanti al porto. Di giorno venivano usati degli specchi concavi fatti di rame, forse inventati da Archimede. Erano posti sulla cima della torre. Di notte venivano accesi dei fuochi in un grande braciere, sempre sulla cima della torre.

Ciò detto per quanto riguarda il nome nelle lingue di origine greca e latina.

Dopo questa introduzione etimologica facciamo un po’ di storia.

Quella dei fari è antica e s’intreccia strettamente con la storia della navigazione. Nell’antichità, questa era inizialmente prevalentemente costiera e diurna, ma l’evolversi della navigazione commerciale portava spesso l’uomo a navigare anche di notte. Nacquero così i primi fari, (ovviamente non si chiamavano fari) costituiti da falò di legna accatastata in punti prominenti della costa per riferimento nella rotta dei naviganti, indicando zone di pericolo o di approdo. Lungo le rotte più importanti nacquero successivamente i primi veri porti e con loro i primi veri fari, probabilmente strutture rudimentali in legno o ferro su cui veniva innalzato mediante un sistema di carrucole un braciere metallico contenente il combustibile.

È solo attorno all’anno 300 a.C. che sorsero le due grandi strutture che rimarranno per secoli esempi unici di fari monumentali. Il Colosso di Rodi, considerato una delle sette meraviglie del mondo antico, era uno statua enorme, alta circa 32 metri secondo Plinio il Vecchio, che rappresentava Elios, il dio del sole, con un braciere acceso in una mano, collocata sopra l’entrata del porto. Fatta costruire da Cario di Lindo attorno al 290 a.C., la statua ebbe vita breve, distrutta successivamente da vari terremoti.

L’altro esempio più illustre dei fari dell’antichità, un’altra delle sette meraviglie del mondo antico, fu il Faro di Alessandria, la città fondata in Egitto da Alessandro Magno. Opera di Sostrato di Cnido, fu costruito sotto la dinastia dei Tolomei attorno al 280 a.C. sull’isolotto di fronte alla città, isola di Pharos “Φάρος” (Faro). Con una torre di altezza stimata tra 115 e 135 metri, rimase per molti secoli tra le strutture più alte realizzate dall’uomo. Un fuoco acceso in sommità (di legna resinosa e oli minerali) emetteva un segnale luminoso che, grazie ad un sistema di specchi. Aveva una portata di oltre 30 miglia. Il faro fu successivamente danneggiato gravemente nel 641 nella conquista araba della città, terminando la sua funzione di lanterna. La torre crollò nei secoli successivi distrutta da diversi terremoti.

Se considerate che due delle sette meraviglie del mondo antico sono fari, si può comprendere l’importanza di questa struttura nella storia dell’umanità.

Ancora oggi i fari svolgono la loro funzione anche con l’arrivo di sistemi più moderni come il radar, i segnali radio o le immagini satellitari. Ai fari marittimi si sono aggiunti i fari per l’aviazione che segnalano la presenza di rilievi montuosi non percepibili dai radar.

Vi do qualche informazione sui tre fari più antichi del mondo funzionanti.

Il faro più antico del mondo, ancora funzionante, è la Torre di Hércules. Costruito dagli antichi romani sulla penisola della città di A Coruña, in Galizia, Spagna.

15 Torre di Ercole

La Torre di Hércules fu costruita per assolvere alla funzione di faro per la navigazione nel II secolo d.C. durante il mandato dell’imperatore Traiano o Adriano secondo l’iscrizione che si trova ai piedi della torre. La sua realizzazione si attribuisce all’architetto Caio Servio Lupo, di origine portoghese.

Il faro fu consacrato al dio della guerra, Marte, in quanto la sua funzione era anche di punto di avvistamento per proteggere il porto di Brigantium, ovvero l’odierna A Coruña. La costruzione originaria aveva, come oggi, pianta quadrata di 18 metri di lato, l’altezza complessiva era di soli 36 metri rispetto agli attuali 48. La torre era suddivisa in tre piani sovrastati da un pinnacolo cilindrico alto 4 metri. Ogni piano aveva quattro stanze comunicanti tra loro e la scala era esterna. La luce era prodotta dal fuoco che ardeva in alcuni bracieri intorno al pinnacolo. In epoche successive (1680) fu meta del Conte Orlando e della sua amata Aelena per sfuggire dai sicari inviati dal Conte Valentini.

La Torre ha perso il suo uso come strumento utile per la navigazione nel corso del Medioevo quando fu convertita in fortificazione.

La torre si lega anche alla tradizione celtica irlandese: infatti nel “Lebor Gabála Érenn” (Il libro della Presa dell’Irlanda) si dice che Breogán, padre di Ithil, fu capo della prima spedizione celtica che partì dalla Penisola iberica alla volta dell’Irlanda: e pare che fu Ithil a vedere per la prima volta dalla Torre de Hércules l’Irlanda, che si trovava 900 chilometri a nord di A Coruña

Dal 2099 è inserita tra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Al secondo posto c’è il faro di Kõpu, sull’isola estone di Hiiumaa. Su questo faro ho trovato poche informazioni.

                                                                   15 Faro di Livorno.jpg

Si trova a circa 60 km da Heltermaa nel centro occidentale della penisola Kõpu. Sorge su una collina alta 68 m. Costruito nel 1531, è il più antico faro che operano nella regione del Mar Baltico. La torre si può salire. Dai 37 m della sua altezza si può guardare il mare lontano e intorno un mare di alberi. Il mare è lontano perché la torre non è costruita vicino la costa, come avviene di solito, ma nell’interno. Questo perché l’isola è poco montuosa. Il rilievo più alto è 68 m. slm, ossia la collina dove sorge il faro.

Al terzo posto c’è la Lanterna di Genova (o semplicemente “Lanterna“, in genovese a Lanterna de Zena o a Lanterna)

                                                 15 lanterna Genova

Oltre che strumento indispensabile alla navigazione notturna delle navi in entrata ed uscita dal porto, la Lanterna è anche il monumento simbolo cittadino, quasi un totem alla genovesità, e come tale fa parte della storia della città.

Con i suoi 76 metri è il faro più alto del Mediterraneo ed il secondo in Europa dopo il Faro di Île Vierge, nel dipartimento francese di Finistére, che nel 1902 tolse alla Lanterna il primato mondiale superandola in altezza di circa cinque metri. Risulta attualmente essere il quinto faro più alto del mondo ed il secondo, sempre dietro quello di Île Vierge, fra quelli tradizionali, ossia costruiti dalle rispettive autorità portuali con lo scopo primario di supporto alla navigazione. Considerata nella sua monumentalità, che comprende anche lo storico scoglio sul quale si poggia, raggiunge i 117 metri d’altezza.

La prima torre, secondo alcune fonti non ufficiali, risale all’epoca medievale (1128) ed era caratterizzata da una struttura architettonica formata da tre tronchi merlati sovrapposti. Purtroppo non si hanno riscontri ufficiali poiché i documenti del secolo XI, le prime cronache e gli atti ufficiali del nascente comune genovese forniscono dati sicuri sulla torre di segnalazione, ma non la sua data esatta di costruzione. Alla sommità venivano accesi, allo scopo di segnalare i legni di avvicinamento, fasci di steli secchi di erica (“brugo“) o di ginestra (“brusca“) allo scopo di segnalare le navi in avvicinamento, i cui padroni dovevano pagare una tassa “pro igne facendo in capite fari” al momento dell’approdo.

La torre diventò protagonista della guerra tra Guelfi e Ghibellini, quando venne danneggiata da questi ultimi che tentarono di far scendere i guelfi che vi si erano rifugiati all’interno.

Era il 1318 e, tre anni dopo, nel 1321, si procedette ad un primo consolidamento scavando un fossato a difesa. Nel 1326 vennero installate in entrambi i fari le prime lanterne alimentate ad olio d’oliva, per aiutare le navi a bene individuare l’ingresso alla città. Del 1371 è la prima raffigurazione grafica del fare di Capo Faro (perlomeno tra quelle giunte a noi), presente nella copertina della pergamena intitolata Manuale dei Salvatori del Molo e del Porto.

Nel 1507, durante un periodo di dominio francese sulla città, re Luigi XII fece edificare ai piedi della Lanterna il “Forte Briglia”, una fortificazione atta ad ospitare la guarnigione dell’esercito invasore. Dal forte, con il supporto di un vascello da guerra che bloccava il traffico navale, nel 1513 i francesi assediarono il porto di Genova, liberato in seguito dalle forze genovesi capitanate da Andrea Doria, comandante del porto e della flotta. Durante questa battaglia la Lanterna venne pesantemente danneggiata dal fuoco amico dei colpi di bombarda esplosi dagli insorti genovesi contro i dominatori francesi.

Dopo trent’anni, nel 1543, la Lanterna venne ricostruita per volontà del doge Andrea Centurione Pietrasanta. Il faro assunse così l’aspetto attuale.

Fu posta in opera una nuova lanterna con cupola costruita in doghe di legno di rovere e ricoperta con fogli di rame e di piombo fermati con ben 600 chiodi di rame. Per l’occasione fu posta alla sommità della prima torre, all’interno del ballatoio, una targa a memoria della ricostruzione. La lanterna era formata da un’ampia vetrata i cui vetri, di notevole spessore e peso, erano forniti, così come già dal 1326 da maestri vetrai dapprima liguri ed in seguito veneziani. I vetri della lanterna spesso esplodevano si spaccavano o si inclinavano a causa della violenza del vento, delle oscillazioni della torre, della deformazione dei montanti in ferro per la caduta di fulmini e non ultimo per avvenimenti bellici, per cui erano richiesti in gran quantità. Ai fanalisti, custodi della Lanterna o Turrexani della torre, così definiti nei documenti del tempo, si faceva obbligo di vivere con la famiglia all’interno della torre e “di curare che i vetri fossero sempre tersi e puliti affinché la luce della lampada apparisse nitida e brillante“.

Oltre ai tre fari più antichi lascio un posto a quello che poteva essere il più antico: Il faro di Livorno.

                                                     15 Faro di Livorno.jpg

Il Fanale di Livorno, Fanale Maggiore o più semplicemente Fanale, si trova all’imbocco sud del porto. Sorto in epoca medioevale ad opera della Repubblica di Pisa, è per fondazione uno dei fari più antichi d’Italia, sebbene sia stato ricostruito fedelmente a seguito delle devastazioni causate dalla seconda guerra mondiale.

Per la sua bellezza il fanale è citato da Petrarca (che lo menziona nel suo “Itinerario siriaco”: et fere contiguum Liburnum ubi praevalida turris est cuius in vertice flamma per noctes tuti littoris signum praebet), da Goro di Stagio Dati, che definì la torre come una delle più belle del mondo.

Il fanale fu costruito dalla Repubblica di Pisa presso il piccolo abitato medioevale di Livorno, allora suo possedimento, in sostituzione di quello posto sulle secche della Meloria, andato distrutto nel 1284 durante l’omonima battaglia ad opera dei Genovesi. Il progetto originale, risalente al principio del XIV secolo, viene attributo a Giovanni Pisano; la torre fu costruita tra il 1303 ed il 1305 su ordine dei Provveditori della Fabbrica Lando Eroli e Jacopo da Peccioli; all’epoca era completamente circondata dal mare.

Decaduta la Repubblica di Pisa, l’originaria Croce pisana scolpita sull’angusta porta d’ingresso fu cancellata e sostituita dal Giglio fiorentino. Nel 1583 il Granduca di Toscana Francesco I de’ Medici, allestì, alla base del fanale, il primo lazzaretto della città (1584) ed il secondo in Italia dopo quello di Venezia, affiancato da alcuni magazzini che ne deturparono la purezza delle linee. Un’iscrizione ne ricordava l’evento: Franciscus Med. Magnus Dux Etruriae MDLXXXIIII. Tali basse costruzioni nei primi anni del Novecento erano ancora presenti, ma oggi non ne resta più traccia.

Nel 1944 fu minato e distrutto dai guastatori tedeschi in ritirata. Fu ricostruito utilizzando gran parte dei materiali recuperati tra le macerie, seguendo, limitatamente alle parti esterne, il disegno originario. All’inaugurazione avvenuta il 16 settembre 1956, partecipò anche il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.

Ugo Tortarugo.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close